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10/04/2015 - News

PIRELLI: PD, OK A INVESTIMENTI STRANIERI MA CON CHIARE STRATEGIE INDUSTRIALI

 

Roma, 9 apr. (AdnKronos) - "Chiediamo molta attenzione da parte del

Governo ai processi di acquisizione delle nostre aziende di partner stranieri, anche e soprattutto nel caso di grandi complessi industriali che sono un nostro patrimonio. Siamo favorevoli a investimenti esteri nel nostro Paese, purché supportati da chiare strategie industriali che lasciano e fanno crescere in Italia competenze, tecnologie ed occupazione". Ad affermarlo è l'esponente del Partito Democratico, Gianluca Benamati intervenuto durante il question time oggi a Montecitorio. "Queste acquisizioni, ed i capitali collegati -sottolinea-, sono oggi necessari per permettere al nostro sistema produttivo di poter meglio competere nella accanita concorrenza determinata dal mercato globale". In questo, conclude, "chiediamo anche al Governo di rafforzare la suaattenzione ai meccanismi di accesso ai capitali per le grandi, piccole e medie aziende e di continuare sulla via delle misure atte a garantire meccanismi di crescita dimensionale e di internazionalizzazione dalle piccole e medie imprese".

 

continua...
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    23/03/2015 - News

    INTERVENTO SUL CONSIGLIO EUROPEO DEL 19-20/03 SUL MERCATO UNICO DELL'ENERGIA

    Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, il tema dell'energia sarà uno degli assi portanti del prossimo Consiglio europeo ed è sin troppo evidente come l'energia costituisca per il nostro Paese un elemento primario nella gestione competitiva del sistema produttivo. Non intendo tornare in questa fase sul tema annoso della profonda dipendenza energetica dell'Italia dall'estero, sul mix particolare delle nostre fonti energetiche, sulle necessità del nostro sistema distributivo, ma cercherò, nel breve tempo disponibile, di concentrarmi sui temi oggetto del prossimo Consiglio europeo, temi, signora Presidente, assai rilevanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro Paese e che si traducono in due concisi ma ambiziosi obiettivi: fornire sicurezza degli approvvigionamenti energetici e competitività dei costi dell'energia per le imprese e le famiglie. Su questi fronti, molto è stato fatto a livello nazionale e a livello internazionale, ma molto rimane da fare. A livello nazionale non possiamo nasconderci che, se per il gas la liberalizzazione e i costi rispetto alla media europea possono considerarsi soddisfacenti, così non è per l'energia elettrica. Per questa, infatti, il differenziale con la media europea, seppur di recente ridotto dagli interventi del Governo sulle componenti parafiscali e sulle agevolazioni di sistema, permane ampio e penalizza le nostre aziende. Ma al di là delle peculiarità italiane, vincere oggi la sfida energetica per l'Italia significa anche vincere la battaglia per avviare con successo un vero mercato unico europeo dell'energia. Cogliamo quindi appieno, signor Presidente del Consiglio, l'importanza che l'unione energetica sia uno dei punti principali nell'agenda del Consiglio europeo del 19-20 marzo, e in questo ricordiamo l'impegno profuso sul tema durante il nostro semestre di Presidenza. Mi pare ora corretto richiamare, per me e per i colleghi che ascoltano, i titoli delle cinque dimensioni, delle cinque condizioni prioritarie per la realizzazione di questa unione: sicurezza energetica e solidarietà; un mercato interno dell'energia pienamente integrato; efficienza energetica come contributo alla moderazione della domanda di energia; decarbonizzazione dell'economia; un'unione dell'energia per la ricerca, l'innovazione e la competitività. Non è superfluo ricordarle, signora Presidente, perché i punti deboli del sistema energetico europeo, che per tanti aspetti possiamo accomunare a quello italiano, sono appunto l'esistenza di 28 distinti quadri energetici nazionali, a volte anche molto differenti ed anche molto competitivi fra di loro. Sono un cattivo funzionamento del mercato al dettaglio in molti dei Paesi dell'unione e l'invecchiamento delle infrastrutture di produzione e la carenza in quelle di connessione. Anche l'esistenza di isole energetiche, citata dal Presidente Renzi nella sua introduzione, è un problema serio. Tutto questo si traduce per l'Europa, che importa il 53 per cento del proprio fabbisogno energetico, in alti costi: il 30 per cento in più dell'energia elettrica e il doppio per il gas rispetto agli Stati Uniti; e in una insicurezza degli approvvigionamenti e nella disponibilità per molti Paesi. Tutte storture che possono essere superate con un vero mercato continentale dell'energia. Occorre, però, ed è bene sottolinearlo in questa costruzione, che vi sia un approccio che parta dalla valorizzazione delle complementarietà fra i diversi Paesi, per assicurare all'Europa la sicurezza delle forniture e un reale vantaggio competitivo, anche tramite l'individuazione di molteplici fornitori. Si pensi alle gravi tensioni per le concomitanti crisi, ucraina e libica, e l'applicazione di un vero principio di solidarietà fra i Paesi europei. Tutto ciò naturalmente partendo dall'assunto che la problematica relativa alla sicurezza energetica e al completamento del mercato interno si affrontano, riducendo il numero degli Stati membri non adeguatamente interconnessi, raggiungendo il numero di due nel 2020 dal numero di dodici che sono oggi. E per l'energia elettrica, secondo punto, valorizzando i mercati integrati a livello regionale. Bene quindi il target di interconnessione del sistema elettrico del 10 per cento nel 2020, rafforzando le interconnessioni fisiche anche mediante il pesante ricorso al piano Juncker.

      Estremamente positivo investire sull'efficienza energetica ma anche importante aprire i mercati chiusi a tutelare i consumatori, superando una volta per tutte le prebende e i protezionismi che ancora esistono in Europa. Questo, Presidente, è nei fatti il mercato unico dell'energia, una realtà alla quale l'Italia può dare un impulso significativo in primis contribuendo a rafforzare la cooperazione multilaterale con i Paesi vicini della sponda sud del Mediterraneo, partner storici dell'Europa nelle relazioni energetiche. Ed allora nel settore del gas appaiono positivi gli investimenti per il corridoio sud e l'idea di un hub mediterraneo, mentre un mercato integrato dell'energia elettrica a livello mediterraneo potrebbe rafforzare la nostra sicurezza energetica e la capacità di produzione da fonte rinnovabile della sponda nord dell'Africa.

      Nella creazione di questo mercato unico pienamente integrato occorre riflettere sul significato e sull'impatto per noi di due delle condizioni base del percorso. Richiamavo, poc'anzi, la disponibilità dei collegamenti infrastrutturali e il superamento di tutte le barriere regolatorie come misure assolutamente necessarie. Mentre sulle barriere regolatorie il nostro Paese è relativamente avanzato, è sensibile per noi il tema delle infrastrutture di collegamento. L'Italia, per la sua posizione geografica, infatti, rischia di essere penalizzata per la limitazione fisica nell'azione di interconnessione con i partner europei. Occorre che sia chiara ed inequivocabile la possibilità tecnica, ma anche la possibilità politico-strategica, così rilevante in queste ore cariche di tensione e di dolore, di collegamenti infrastrutturali anche con la sponda sud ed est del Mediterraneo, una cooperazione stretta con i Paesi del vicinato e l'uso di tutte le risorse finanziarie, incluse quelle del Fondo europeo per gli investimenti strategici, sono assolutamente necessari. Ed è proprio in questo quadro, Presidente, che l'Italia, a partire da un ruolo significativo nel settore dell'efficienza energetica e delle tecnologie sostenibili nei processi industriali ed utilizzando la sua felice posizione di ponte nel Mediterraneo, può giocare un ruolo di primo piano a livello europeo.

      Gli sforzi del Governo per accompagnare il nostro sistema produttivo e industriale verso una maggiore compatibilità energetica ambientale – abbiamo appena discusso il decreto Ilva e il decreto Investment compact – occorre siano valorizzati al meglio a livello europeo.

      Concludo signora Presidente. La politica energetica è un tassello essenziale della nostra politica industriale ma più in generale è un elemento importante per tutta la nostra economia e per il futuro; questa sfida riteniamo sia bene presente al Governo sentite anche le parole del Presidente del Consiglio dei ministri e per questo giudichiamo positiva la comunicazione che ci è stata resa e impegneremo il Governo in questa direzione per il prossimo Consiglio europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

    Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, il tema dell'energia sarà uno degli assi portanti del prossimo Consiglio europeo ed è sin troppo evidente come l'energia costituisca per il nostro Paese un elemento primario nella gestione competitiva del sistema produttivo. Non intendo tornare in questa fase sul tema annoso della profonda dipendenza energetica dell'Italia dall'estero, sul mix particolare delle nostre fonti energetiche, sulle necessità del nostro sistema distributivo, ma cercherò, nel breve tempo disponibile, di concentrarmi sui temi oggetto del prossimo Consiglio europeo, temi, signora Presidente, assai rilevanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro Paese e che si traducono in due concisi ma ambiziosi obiettivi: fornire sicurezza degli approvvigionamenti energetici e competitività dei costi dell'energia per le imprese e le famiglie. Su questi fronti, molto è stato fatto a livello nazionale e a livello internazionale, ma molto rimane da fare. A livello nazionale non possiamo nasconderci che, se per il gas la liberalizzazione e i costi rispetto alla media europea possono considerarsi soddisfacenti, così non è per l'energia elettrica. Per questa, infatti, il differenziale con la media europea, seppur di recente ridotto dagli interventi del Governo sulle componenti parafiscali e sulle agevolazioni di sistema, permane ampio e penalizza le nostre aziende. Ma al di là delle peculiarità italiane, vincere oggi la sfida energetica per l'Italia significa anche vincere la battaglia per avviare con successo un vero mercato unico europeo dell'energia. Cogliamo quindi appieno, signor Presidente del Consiglio, l'importanza che l'unione energetica sia uno dei punti principali nell'agenda del Consiglio europeo del 19-20 marzo, e in questo ricordiamo l'impegno profuso sul tema durante il nostro semestre di Presidenza. Mi pare ora corretto richiamare, per me e per i colleghi che ascoltano, i titoli delle cinque dimensioni, delle cinque condizioni prioritarie per la realizzazione di questa unione: sicurezza energetica e solidarietà; un mercato interno dell'energia pienamente integrato; efficienza energetica come contributo alla moderazione della domanda di energia; decarbonizzazione dell'economia; un'unione dell'energia per la ricerca, l'innovazione e la competitività. Non è superfluo ricordarle, signora Presidente, perché i punti deboli del sistema energetico europeo, che per tanti aspetti possiamo accomunare a quello italiano, sono appunto l'esistenza di 28 distinti quadri energetici nazionali, a volte anche molto differenti ed anche molto competitivi fra di loro. Sono un cattivo funzionamento del mercato al dettaglio in molti dei Paesi dell'unione e l'invecchiamento delle infrastrutture di produzione e la carenza in quelle di connessione. Anche l'esistenza di isole energetiche, citata dal Presidente Renzi nella sua introduzione, è un problema serio. Tutto questo si traduce per l'Europa, che importa il 53 per cento del proprio fabbisogno energetico, in alti costi: il 30 per cento in più dell'energia elettrica e il doppio per il gas rispetto agli Stati Uniti; e in una insicurezza degli approvvigionamenti e nella disponibilità per molti Paesi. Tutte storture che possono essere superate con un vero mercato continentale dell'energia. Occorre, però, ed è bene sottolinearlo in questa costruzione, che vi sia un approccio che parta dalla valorizzazione delle complementarietà fra i diversi Paesi, per assicurare all'Europa la sicurezza delle forniture e un reale vantaggio competitivo, anche tramite l'individuazione di molteplici fornitori. Si pensi alle gravi tensioni per le concomitanti crisi, ucraina e libica, e l'applicazione di un vero principio di solidarietà fra i Paesi europei. Tutto ciò naturalmente partendo dall'assunto che la problematica relativa alla sicurezza energetica e al completamento del mercato interno si affrontano, riducendo il numero degli Stati membri non adeguatamente interconnessi, raggiungendo il numero di due nel 2020 dal numero di dodici che sono oggi. E per l'energia elettrica, secondo punto, valorizzando i mercati integrati a livello regionale. Bene quindi il target di interconnessione del sistema elettrico del 10 per cento nel 2020, rafforzando le interconnessioni fisiche anche mediante il pesante ricorso al piano Juncker.

      Estremamente positivo investire sull'efficienza energetica ma anche importante aprire i mercati chiusi a tutelare i consumatori, superando una volta per tutte le prebende e i protezionismi che ancora esistono in Europa. Questo, Presidente, è nei fatti il mercato unico dell'energia, una realtà alla quale l'Italia può dare un impulso significativo in primis contribuendo a rafforzare la cooperazione multilaterale con i Paesi vicini della sponda sud del Mediterraneo, partner storici dell'Europa nelle relazioni energetiche. Ed allora nel settore del gas appaiono positivi gli investimenti per il corridoio sud e l'idea di un hub mediterraneo, mentre un mercato integrato dell'energia elettrica a livello mediterraneo potrebbe rafforzare la nostra sicurezza energetica e la capacità di produzione da fonte rinnovabile della sponda nord dell'Africa.

      Nella creazione di questo mercato unico pienamente integrato occorre riflettere sul significato e sull'impatto per noi di due delle condizioni base del percorso. Richiamavo, poc'anzi, la disponibilità dei collegamenti infrastrutturali e il superamento di tutte le barriere regolatorie come misure assolutamente necessarie. Mentre sulle barriere regolatorie il nostro Paese è relativamente avanzato, è sensibile per noi il tema delle infrastrutture di collegamento. L'Italia, per la sua posizione geografica, infatti, rischia di essere penalizzata per la limitazione fisica nell'azione di interconnessione con i partner europei. Occorre che sia chiara ed inequivocabile la possibilità tecnica, ma anche la possibilità politico-strategica, così rilevante in queste ore cariche di tensione e di dolore, di collegamenti infrastrutturali anche con la sponda sud ed est del Mediterraneo, una cooperazione stretta con i Paesi del vicinato e l'uso di tutte le risorse finanziarie, incluse quelle del Fondo europeo per gli investimenti strategici, sono assolutamente necessari. Ed è proprio in questo quadro, Presidente, che l'Italia, a partire da un ruolo significativo nel settore dell'efficienza energetica e delle tecnologie sostenibili nei processi industriali ed utilizzando la sua felice posizione di ponte nel Mediterraneo, può giocare un ruolo di primo piano a livello europeo.

      Gli sforzi del Governo per accompagnare il nostro sistema produttivo e industriale verso una maggiore compatibilità energetica ambientale – abbiamo appena discusso il decreto Ilva e il decreto Investment compact – occorre siano valorizzati al meglio a livello europeo.

      Concludo signora Presidente. La politica energetica è un tassello essenziale della nostra politica industriale ma più in generale è un elemento importante per tutta la nostra economia e per il futuro; questa sfida riteniamo sia bene presente al Governo sentite anche le parole del Presidente del Consiglio dei ministri e per questo giudichiamo positiva la comunicazione che ci è stata resa e impegneremo il Governo in questa direzione per il prossimo Consiglio europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

    Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, il tema dell'energia sarà uno degli assi portanti del prossimo Consiglio europeo ed è sin troppo evidente come l'energia costituisca per il nostro Paese un elemento primario nella gestione competitiva del sistema produttivo. Non intendo tornare in questa fase sul tema annoso della profonda dipendenza energetica dell'Italia dall'estero, sul mix particolare delle nostre fonti energetiche, sulle necessità del nostro sistema distributivo, ma cercherò, nel breve tempo disponibile, di concentrarmi sui temi oggetto del prossimo Consiglio europeo, temi, signora Presidente, assai rilevanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro Paese e che si traducono in due concisi ma ambiziosi obiettivi: fornire sicurezza degli approvvigionamenti energetici e competitività dei costi dell'energia per le imprese e le famiglie. Su questi fronti, molto è stato fatto a livello nazionale e a livello internazionale, ma molto rimane da fare. A livello nazionale non possiamo nasconderci che, se per il gas la liberalizzazione e i costi rispetto alla media europea possono considerarsi soddisfacenti, così non è per l'energia elettrica. Per questa, infatti, il differenziale con la media europea, seppur di recente ridotto dagli interventi del Governo sulle componenti parafiscali e sulle agevolazioni di sistema, permane ampio e penalizza le nostre aziende. Ma al di là delle peculiarità italiane, vincere oggi la sfida energetica per l'Italia significa anche vincere la battaglia per avviare con successo un vero mercato unico europeo dell'energia. Cogliamo quindi appieno, signor Presidente del Consiglio, l'importanza che l'unione energetica sia uno dei punti principali nell'agenda del Consiglio europeo del 19-20 marzo, e in questo ricordiamo l'impegno profuso sul tema durante il nostro semestre di Presidenza. Mi pare ora corretto richiamare, per me e per i colleghi che ascoltano, i titoli delle cinque dimensioni, delle cinque condizioni prioritarie per la realizzazione di questa unione: sicurezza energetica e solidarietà; un mercato interno dell'energia pienamente integrato; efficienza energetica come contributo alla moderazione della domanda di energia; decarbonizzazione dell'economia; un'unione dell'energia per la ricerca, l'innovazione e la competitività. Non è superfluo ricordarle, signora Presidente, perché i punti deboli del sistema energetico europeo, che per tanti aspetti possiamo accomunare a quello italiano, sono appunto l'esistenza di 28 distinti quadri energetici nazionali, a volte anche molto differenti ed anche molto competitivi fra di loro. Sono un cattivo funzionamento del mercato al dettaglio in molti dei Paesi dell'unione e l'invecchiamento delle infrastrutture di produzione e la carenza in quelle di connessione. Anche l'esistenza di isole energetiche, citata dal Presidente Renzi nella sua introduzione, è un problema serio. Tutto questo si traduce per l'Europa, che importa il 53 per cento del proprio fabbisogno energetico, in alti costi: il 30 per cento in più dell'energia elettrica e il doppio per il gas rispetto agli Stati Uniti; e in una insicurezza degli approvvigionamenti e nella disponibilità per molti Paesi. Tutte storture che possono essere superate con un vero mercato continentale dell'energia. Occorre, però, ed è bene sottolinearlo in questa costruzione, che vi sia un approccio che parta dalla valorizzazione delle complementarietà fra i diversi Paesi, per assicurare all'Europa la sicurezza delle forniture e un reale vantaggio competitivo, anche tramite l'individuazione di molteplici fornitori. Si pensi alle gravi tensioni per le concomitanti crisi, ucraina e libica, e l'applicazione di un vero principio di solidarietà fra i Paesi europei. Tutto ciò naturalmente partendo dall'assunto che la problematica relativa alla sicurezza energetica e al completamento del mercato interno si affrontano, riducendo il numero degli Stati membri non adeguatamente interconnessi, raggiungendo il numero di due nel 2020 dal numero di dodici che sono oggi. E per l'energia elettrica, secondo punto, valorizzando i mercati integrati a livello regionale. Bene quindi il target di interconnessione del sistema elettrico del 10 per cento nel 2020, rafforzando le interconnessioni fisiche anche mediante il pesante ricorso al piano Juncker.

      Estremamente positivo investire sull'efficienza energetica ma anche importante aprire i mercati chiusi a tutelare i consumatori, superando una volta per tutte le prebende e i protezionismi che ancora esistono in Europa. Questo, Presidente, è nei fatti il mercato unico dell'energia, una realtà alla quale l'Italia può dare un impulso significativo in primis contribuendo a rafforzare la cooperazione multilaterale con i Paesi vicini della sponda sud del Mediterraneo, partner storici dell'Europa nelle relazioni energetiche. Ed allora nel settore del gas appaiono positivi gli investimenti per il corridoio sud e l'idea di un hub mediterraneo, mentre un mercato integrato dell'energia elettrica a livello mediterraneo potrebbe rafforzare la nostra sicurezza energetica e la capacità di produzione da fonte rinnovabile della sponda nord dell'Africa.

      Nella creazione di questo mercato unico pienamente integrato occorre riflettere sul significato e sull'impatto per noi di due delle condizioni base del percorso. Richiamavo, poc'anzi, la disponibilità dei collegamenti infrastrutturali e il superamento di tutte le barriere regolatorie come misure assolutamente necessarie. Mentre sulle barriere regolatorie il nostro Paese è relativamente avanzato, è sensibile per noi il tema delle infrastrutture di collegamento. L'Italia, per la sua posizione geografica, infatti, rischia di essere penalizzata per la limitazione fisica nell'azione di interconnessione con i partner europei. Occorre che sia chiara ed inequivocabile la possibilità tecnica, ma anche la possibilità politico-strategica, così rilevante in queste ore cariche di tensione e di dolore, di collegamenti infrastrutturali anche con la sponda sud ed est del Mediterraneo, una cooperazione stretta con i Paesi del vicinato e l'uso di tutte le risorse finanziarie, incluse quelle del Fondo europeo per gli investimenti strategici, sono assolutamente necessari. Ed è proprio in questo quadro, Presidente, che l'Italia, a partire da un ruolo significativo nel settore dell'efficienza energetica e delle tecnologie sostenibili nei processi industriali ed utilizzando la sua felice posizione di ponte nel Mediterraneo, può giocare un ruolo di primo piano a livello europeo.

      Gli sforzi del Governo per accompagnare il nostro sistema produttivo e industriale verso una maggiore compatibilità energetica ambientale – abbiamo appena discusso il decreto Ilva e il decreto Investment compact – occorre siano valorizzati al meglio a livello europeo.

      Concludo signora Presidente. La politica energetica è un tassello essenziale della nostra politica industriale ma più in generale è un elemento importante per tutta la nostra economia e per il futuro; questa sfida riteniamo sia bene presente al Governo sentite anche le parole del Presidente del Consiglio dei ministri e per questo giudichiamo positiva la comunicazione che ci è stata resa e impegneremo il Governo in questa direzione per il prossimo Consiglio europeo.

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    19/03/2015 - News

    RISPOSTA AL QUESTION TIME SULLA POLITICA ENERGETICA.

    Il sistema italiano di stoccaggio del gas è particolarmente efficiente e viene considerato a livello europeo come "best practice".

    Esso è capace di stoccare, a regime, quantità significative di gas: circa 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale e circa 4,6 miliardi di stoccaggio strategico, ciò che permette al Paese una autonomia importante anche nei momenti di crisi.  

     Ad affermarlo è stato il viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vicenti, rispondendo in commissione Attività produttiva della Camera a un'interrogazione con cui il deputato del Pd Gianluca Benamati chiedeva conto al governo delle iniziative in materia di politica energetica e di infrastrutture finalizzate a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel nostro Paese.

    Il viceministro è poi passato a ricordare le iniziative che il governo al momento sta concretizzando sul versante dell'approvvigionamento energetico. Tra queste, la diversificazione delle fonti e le rotte del gas, a mezzo di gasdotti, come il Tap, e rigassificatori GNL. Il Tap potrà portare in Italia fino a 10 miliardi di metri cubi nel 2020, aumentabili a 20 successivamente. Tali primi volumi di gas azero corrispondono a quanto abbiamo importato nel 2014 da Algeria o Libia e al 40 per cento circa di quanto importiamo attualmente dalla Russia, ha sottolineato De Vincenti.

    E ancora. Il governo continua sulla strada dello sviluppo delle fonti rinnovabili, dato che già nel 2014 abbiamo raggiunto, con sei anni di anticipo, l'obiettivo comunitario del 17 per cento assegnato all'Italia e a promuovere ulteriormente l'efficienza energetica. Vengono inoltre implementate le infrastrutture di interconnessioni gas ed elettricità in Europa  e per consentire l'utilizzo, senza problemi di rete, della sempre maggiore quota di rinnovabili variabili nella produzione di elettricità.

    Viene inoltre reso più liquido ed accessibile il mercato di GNL (gas naturale liquefatto) con nuovi fornitori, modernizzando le infrastrutture già esistenti nonché costruendo nuovi rigassificatori e sviluppata una politica di ricerca e coltivazione di gas sostenibile nel Mediterraneo orientale e nel Nord Africa, promuovendo l'esportazione di questa risorsa verso l'Europa. Infine il governo sta puntando ad incrementare la produzione nazionale sia di petrolio che di gas in modo sicuro per l'ambiente, come previsto dalla direttiva europea offshore (Direttiva 2013/30/EU of European Parliament and of the Council of 12/06/2013 on Safety Offshore Oil and Gas Operation).

    De Vincenti si è inoltre soffermato sull'attuale situazione del sistema di approvvigionamento energetico del nostro Paese. L'Italia è il terzo mercato europeo per il gas naturale, con un consumo di circa 62 miliardi di metri cubi nel 2014 ed una dipendenza dall'import per circa il 90,0 per cento. La produzione nazionale di gas, dopo alcuni anni di aumento, è infatti calata a circa 7,1 miliardi di metri cubi anno, mentre avrebbe ancora prospettive di incremento.

    Dei circa 56 miliardi di metri cubi importati, 26,1 miliardi di metri cubi, equivalenti a circa il 44 per cento della domanda italiana, provengono fisicamente dalla Russia. Il progetto South Stream, con una capacità del gasdotto di 63 miliardi di metri cubi all'anno, non era previsto che portasse gas aggiuntivo all'Italia ma che continuasse a fornire i volumi attuali attraverso una nuova rotta, aumentando la diversificazione delle rotte e quindi la sicurezza delle forniture rispetto al transito in Ucraina, ha continuato De Vincenti.

    Il Turkish Stream, progetto di gasdotto che parte dalla Russia verso la Turchia attraversando il Mar Nero, prevedrebbe la realizzazione di 4 linee per un totale di 63 miliardi di mc l'anno. Il volume di gas che sarà consegnato al confine tra Turchia e Paesi della UE è stimato in 47 miliardi di mc in quanto 16 miliardi di mc, che sarebbero trasportati con la prima linea, sarebbero destinati al mercato turco. Il progetto potrebbe essere verosimilmente sviluppato per fasi successive con una seconda linea che potrebbe raggiungere l'esistente interconnessione fra Turchia e Grecia per ulteriori 16 miliardi di metri cubi In funzione dell'ulteriore numero di linee che saranno costruite si potrà valutare se realmente la Russia e GazProm intenderanno non estendere, oltre il 2019, i transiti di gas attraverso l'Ucraina.  

     

    In sede di replica Benamati si è dichiarato soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del governo. Come sottolineato dal viceministro De Vincenti la modifica delle rotte, lo sviluppo del GNL, la realizzazione del TAP, la crescita delle rinnovabili e dell'efficienza energetica rappresentano punti che contribuiscono alla sicurezza energetica del Paese, ha detto il parlamentare. 

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    18/03/2015 - News

    (ER) MALTEMPO. ENEL SPIEGA BLACKOUT A CAMERA, RESTA NODO RIMBORSI

    PD A AUTORITÀ ENERGIA: GARANTIRE PARI TRATTAMENTO TRA CITTADINI

     

    (DIRE) Roma, 17 mar. - "Siamo soddisfatti di avere potuto fare un punto chiaro sui danni e sui disagi causati dal maltempo in Emilia-Romagna e Lombardia, durante l'audizione dei rappresentanti di Enel nella commissione Attivita' Produttive della Camera". Lo dichiara il deputato Pd, capogruppo in commissione Attivita' Produttive, Gianluca Benamati, a margine dell'audizione odierna dei rappresentanti di Enel. "Nel merito auspico che, riguardo ai rimborsi, ci sia uno sforzo da parte dell'Autorita' per superare la profonda separazione in fasce per gli abitanti dei diversi Comuni soggetti a rimborso. Tale rimborso, nel caso di interruzione di energia elettrica, infatti, attualmente avviene con modalita' differenziate, sulla base del numero di abitanti di ciascun comune. È bene, invece, che tutti i cittadini ricevano pari trattamento in modo da non penalizzare ulteriormente le fasce geograficamente disagiate della popolazione", aggiungeBenamati. "A fronte degli importanti e significativi sforzi dell'Enel mi pare di poter osservare che occorre riflettere sulle modalita' per potenziare il sistema di intervento in casi di eventi climatici straordinari- prosegue il deputato- e trovare nuove soluzioni tecniche, anche di innovazione tecnologica, nella costruzione, manutenzione e monitoraggio degli impianti". Infine, "occorre un rafforzamento dell'informazione, con forme piu' efficaci di comunicazione durante tali eventi straordinari, verso gli enti locali ed i cittadini dei territori colpiti", concludeBenamati. (Com/Rai/ Dire) 

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    12/03/2015 - News

    Popolari:Benamati (Pd),bene per export e Spa 'salva-imprese'

    (ANSA) - ROMA, 12 MAR - "L'approvazione alla Camera del decreto sul sistema bancario e gli investimenti porta in se provvedimenti importanti per l'economia e il sistema produttivo. Con le misure che riguardano il sistema Cassa Depositi e Prestiti, e la controllata Sace, si ha la possibilita' di operare direttamente sul credito all'esportazione e all'internazionalizzazione delle imprese, si dara' maggiore competitivita' al nostro export". Lo dichiara il deputato del Pd, GianlucaBenamati capogruppo in Commissione Attivita' Produttive. "Le significative modifiche apportate nel corso della discussione tendono a meglio definire le fattispecie di PMI innovative e a fornire ulteriori misure di sburocratizzazione e di vantaggio competitivo - aggiunge il deputato. Un punto importante questo, assieme all' estensione di un ulteriore anno (da 4 diventano 5) dell'orizzonte di lavoro delle "start-up" innovative, per creare un ecosistema favorevole alla nascita e alla crescita di PMI caratterizzate da innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico". "La societa' per il "turnaround", istituita all'articolo 7 del decreto, vede l'ampliamento della possibile base di investitori privati. L'approvazione, inoltre, di misure per far si che l'operativita' della Sabatini bis non sia limitata alla disponibilita' del plafond istituito presso Cassa depositi e prestiti fanno di questo provvedimento uno strumento efficace per assistere ed incentivare la ripresa del nostro paese", conclude Benamati. (ANSA).

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    11/02/2015 - News

    MALTEMPO. BENAMATI: FAR LUCE SU BLACK-OUT ENERGETICO

    (DIRE) Roma, 11 feb. - "Occorre fare al piu' presto chiarezza sul black-out energetico che ha creato notevoli disagi in diverse Regioni italiane durante le recentissime nevicate". Lo dichiara Gianluca Benamati, capogruppo Pd in Commissione Attivita' produttive della Camera. "Per questo - prosegue Benamati- anche recependo la sollecitazione di numerosi parlamentari emiliani e lombardi, oggi ho chiesto in ufficio di presidenza della X Commissione e al presidente Epifani, che vengano quanto prima calendarizzate le audizioni di Enel e Terna sui disservizi nella distribuzione di energia elettrica a famiglie e aziende, in occasione delle nevicate che hanno interessato diverse regioni italiane fra cui Emilia Romagna e Lombardia". "Il senso della mia richiesta - spiega Benamati - e' quello di fare il punto sulle ragioni di tali disservizi, sullo stato del rete di distribuzione dell'energia elettrica, sia ad alta che a bassa tensione, e sulle procedure di intervento in occasione di eventi calamitosi o di emergenza". "Le audizioni saranno calendarizzate al piu' presto compatibilmente con gli impegni gia' in essere della Commissione", conclude il capogruppo Pd in Commissione Attivita' produttive. (Com/Rai/ Dire)

26
giugno
Cambiare lo Stato per riavviare l'Italia

venerdì 26 giugno 2015 - ore 10.30-19.00

Piacenza - Sala dei Teatini - Via Scalabrini, 9

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04
giugno
Progetto Democratico

Contro la povertà per tornare a crescere

Ore 14.00 - Sala Salvadori - Palazzo dei Gruppi Parlamentari - Via Uffici del Vicario, 21 - Roma

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03
giugno
Quali prospettive per la ripresa economica?

134° indagine congiunturale sull'industria metalmeccanica

ore 14.00 - Sala Aldo Moro - Palazzo Montecitorio - Roma

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