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01/09/2014 - Comunicato Stampa

Ast: deputati Pd, Renzi prenda in mano la situazione

 

Presentata mozione per impegnare presidente del Consiglio (ANSA) - PERUGIA, 1 SET - Un gruppo di deputati del Partito democratico, primi firmatari la vicepresidente della Camera e parlamentare umbra Marina Sereni e il capogruppo Roberto Speranza, ha presentato oggi una mozione che "impegna il presidente del Consiglio a prendere in mano la situazione di Ast". Lo ha annunciato la stessa Sereni. Il documento impegna anche - sottolinea la vice presidente della Camera - "a costruire una cabina di regia che coinvolga tutte le parti interessate per affrontare i nodi principali: riconsiderazione del piano industriale scritto da ThyssenKrupp e gestione delle relazioni con la Commissione europea sul tema dell'equilibrio concorrenziale". Oltre Sereni e Speranza gli altri firmatari della mozione sono i deputati umbri del Pd, Anna Ascani, Giampiero Giulietti, Walter Verini, Guglielmo Epifani, presidente Commissione attivita' produttive, Cesare Damiano, presidente Commissione lavoro, Gianluca Benamati, capogruppo Pd in commissione attivita' produttive, Maria Luisa Gnecchi, capogruppo in commissione lavoro. "Il testo presentato dal Pd - prosegue Sereni - prevede poi l'impegno per il Governo a promuovere presso l'Ue tutte le iniziative necessarie alla tutela di un asset strategico nazionale anche tramite il mantenimento dell'integrita' del polo siderurgico. Il gruppo del Partito democratico chiede inoltre un nuovo slancio per le politiche a favore della siderurgia ed in particolare l'attivazione di specifici interventi di sostegno alla reindustrializzazione dell'area ternana, prevedendo anche il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti e l'utilizzo del Fondo strategico italiano". (ANSA). SEB/ND 01-SET-14 13:20 NNNN

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    22/08/2014 - News

    Debito pubblico: ridurlo per favorire la crescita.

    Una proposta di legge per l'istituzione di un fondo patrimoniale per la riduzione del debito.

     

    Che il debito pubblico italiano, che ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2.168,4 miliardi di euro lo scorso giugno, possa presentare problemi di sostenibilità nel medio periodo lo pensano molti osservatori mentre è meno evidente il ruolo che il debito ha nel ridurre le possibilità di ripresa e di crescita del paese. Se, infatti, molti osservatori si focalizzano sul rapporto fra debito e PIL, che in questa fase di stagnazione marcia verso il 135 %, pochi osservano il ruolo che ha il peso del costo degli interessi nel limitare le leve economiche di intervento del governo sull'economia a sostegno della crescita.

    Intendiamoci, non è che un debito elevato e molto di più un elevato rapporto fra debito e PIL non sia preoccupante. Ma questi numeri vanno analizzati nel contesto in cui si generano.
    Per intanto sul fardello dei 2168,4 miliardi gravano sessanta miliardi che il Paese ha messo a disposizione della Europa per gli interventi di salvataggio delle economie più deboli ed in pericolo ( Grecia, Portogallo, Irlanda) e per gli interventi su alcuni sistemi bancari come quello spagnolo. Si tratta in questo caso di debiti a cui  corrispondono valori di partecipazione a strumenti finanziari. 

    Sempre sul totale del debito gravano, inoltre, sessanta miliardi proveniente dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Debiti esistenti in precedenza ed ora contabilizzati a cui corrispondono risorse immesse nella economia reale.
    Da questo punto di vista, inoltre, si può facilmente  notare come il debito pubblico italiano attraverso la crisi ( dal terzo trimestre 2008 al 1 trimestre 2014) sia cresciuto in valore monetario del 28.2 % con un andamento fra i migliori in assoluto in Europa. La Francia per esempio ha avuto un aumento del 51.4 % e la Spagna del 149.6 %. La stessa Germania del 30.9 %.

    L'Italia ha anche goduto e gode di importanti surplus primari di bilancio. Cosa assai rara nell'Eurozona.
    Questo non significa che si possa stare tranquilli. La mancanza di crescita, il calo ripetuto e prolungato del PIL hanno evidenziato un deterioramento del rapporto fra debito e  PIL  sicuramente preoccupante. Occorre, però, leggeri i dati nel loro contesto complessivo. 

    Una crescita di PIL  di 2% per cinque anni al valore del debito odierno costante, come per altro verrebbe  garantito dal pareggio di bilancio, ridurrebbe di per sè di più di dieci punti il rapporto fra debito e PIL. 
    Come si vede il tema essenziale, anche in termine di diminuzione del rapporto fra il debito e la ricchezza interna,  è ancora una volta la crescita.

    Ma d' altra parte i costi del servizio sul debito, gli interessi che paghiamo,  hanno oramai raggiunto un valore significativo. Oltre il dieci per cento della spesa pubblica è spesa per interessi. Nel 2012 e nel 2013 gli interessi sul debito sono stati di 86.47 miliardi (5.5 % del PIL ) e 82.04 (5.3 % del PIL).  Una cifra imponente, solo se si considera che il trasferimento per la sanità da parte dello Stato è dell'ordine del centinaio di miliardi. Un dato troppo spesso trascurato ed in parte "dimenticato" quando si tratta di ridurre le spese per liberare risorse con cui sostenere la crescita. 

    Da questa doppia condizione, dalla necessità di ridurre il rapporto fra debito e PIL  e dalla necessità di recuperare risorse sulla spesa per interessi, nasce con tutta evidenza l'urgenza di intervenire sul debito pubblico.
    Le strade, non considerando ora perché non dipendente dal livello nazionale l' emissione di titoli comuni sul debito a livello europeo, non sono molte.

    Dismissione e cessioni di parti del patrimonio,  la creazione di un fondo patrimoniale  garantito con una quota di patrimonio pubblico che permetta tramite obbligazioni dedicate l'abbattimento del debito e una più efficace (e redditizia) gestione del patrimonio statale fruttifero, interventi più o meno evidenti di strumenti quali la cassa depositi e prestiti o in ultimo una ristrutturazione del debito. 

    Escludendo, per parte mia, questa ultima possibilità che ritengo controproducente, dannosa e nella sostanza impraticabile sia per i riflessi sui risparmiatori italiani sia per la credibilità dello Stato, rimangono le altre. 

    A mio avviso, benché complessa, la creazione di un fondo di gestione del patrimonio per aumentarne la redditività unito a dimissioni mirate di immobili non ad uso strumentale e di partecipazioni non di controllo nelle aziende pubbliche può essere una via. Sul medio termine almeno, in un momento difficile per il mercato immobiliare e finanziario. 
    Ricordando, in questo, che nell'ambito dell'importante patrimonio pubblico delle amministrazioni centrali, valutato attorno ai 1800 miliardi di euro, la parte fruttifera rendeva nel 2010 solamente l'uno per cento. 

    Su questa proposta già lanciata dall'economista Guarino e ripresa dal Milano Finanza e da economisti come Sommella, assieme ad altri trenta deputati abbiamo già presentato  una proposta di legge.  
    Naturalmente i risparmi generati dovrebbero essere primariamente indirizzati ad un fondo per l'abbattimento della pressione fiscale, a partire dal costo del lavoro. Costo del lavoro ed IRAP sono le due emergenze. La riduzione del carico fiscale sui dipendenti, intervenuta con gli ormai famosi ottanta euro,  non può essere considerata un punto di arrivo ma di partenza in questo settore.

    Detto ciò quello che certamente oggi non possiamo più permetterci è di non affrontare il problema del debito, sapendo che anche il patrimonio pubblico dovrà contribuire nelle forme più appropriato al suo abbattimento. 

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    21/08/2014 - News

    Fermare le atrocità dell' ISIS è difendere i diritti di tutti.

    Il 20 agosto si sono riunite le commissioni Difesa ed Esteri della Camera in congiunta con quelle del Senato. Oggetto della riunione la situazione irachena e la misure di contenimento dell'autoproclamato califfato dello stato islamico dell'Iraq e del levante, compresa la fornitura di armi ai curdi. Preciso subito a scanso di equivoci che non ho dubbi sul fatto che la Repubblica Italiana non possa accettare passivamente massacri indiscriminati di innocenti perpetrati sulla base di differenze religiose o di razza. La violenza inaudita di quello che si sta configurando come un genocidio verso i cristiani e gli yazidi, con fucilazioni, rapimenti e violenze inaudite su vecchi donne e bambini non ha, e lo ripeto con chiarezza, non ha e né può avere, alcun tipo di giustificazione. Né tanto meno può essere paragonata con le lotte di popoli oppressi o con battaglie sociali.

    La violenza ingiustificata, gratuita e incontrollata nel nome della vera fede e di Dio è solo la sopraffazione dei più forti sui più deboli. Non c'entra nulla la dinamica di confronto fra il nord ed il sud del mondo ed il terrorismo come arma, errata ma molto usata nella storia, per condurre lotte di liberazione o di emancipazione sociale. Qui siamo in presenza di ben altro. Della non accettazione dell'altro, della sopraffazione sull'altro, dell' annientamento dell'altro: dell' infedele.

    Secoli di violenze di questo genere,che credevamo superati ed abbandonati nei meandri di un oscuro passato, riemergo con asprezza inaudita. Nel nostro recente passato solo l'olocausto degli ebrei per mano nazista aveva gli stessi connotati.

    Non si può, oggi, assistere passivi ed inermi al massacro degli innocenti in nome di una fede diversa. E non solo per loro. Per noi, per tutti gli uomini liberi. Il diritto di quegli uomini e di quelle donne al loro credo ed a non subire violenza in nome di esso è un diritto inalienabile. Si tratta di questo ancora una volta in un tornate della storia: di far rispettare i diritti fondamentali dell'essere umano.

    Per questo va considerato positivo il lavoro delle commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato che sentite le relazioni dei Ministri Mogherini e Pinotti hanno approvato una risoluzione che impegna il Governo a dare attuazione agli indirizzi formulati dal  Consiglio Straordinario  dei ministro degli affari esteri dell' Unione Europea del 15 Agosto rispondendo alle richieste di aiuto umanitario e di supporto militare delle autorità regionali curde con il consenso delle autorità nazionali irachene. Difendere oggi i diritti delle minoranza irachene sottoposte a concreto rischio di genocidio è difendere la nostra libertà e quella di ognuno di noi.

    Di fronte a questa tragedia altre differenze, scuse, spiegazioni e valutazioni di merito sono sofismi inutili se non qualche cosa di ancora peggiore.

     

     

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    09/08/2014 - Comunicato Stampa

    Alitalia: Benamati (Pd), bene accordo, da' futuro a azienda

    (ANSA) - ROMA, 8 AGO - "Soddisfazione per l'accordo siglato oggi tra Alitalia ed Etihad. E' un accordo da' un futuro ad Alitalia e centra il risultato di non privare il nostro Paese di un grande vettore che abbia base logistica e scali di riferimento sul suolo italiano". Lo dichiara Gianluca Benamati, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Attivita' produttive alla Camera. "L'accordo - spiegaBenamati - non garantisce solo il mantenimento per il nostro Paese di una centralita' logistica, che permette di sfruttare al meglio la sua posizione geografica. Esso e' anche necessario per un paese come l'Italia che vuole continuare ad essere un grande Paese industriale ed intercettare importanti flussi turistici". "Il patto tra Alitalia ed Etihad e', insomma, un ulteriore puntello su cui il Paese puo' contare per risollevare le sue sorti e uscire in modo deciso dalla crisi", conclude il capogruppo Pd in Commissioni Attivita' produttive.(ANSA). PAE 08-AGO-14 15:39 NNNN

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    30/07/2014 - Comunicato Stampa

    Eni: Pd, non si rinunci a presidio italiano raffinazione

    (ANSA) - ROMA, 29 LUG - Durante la manifestazione svolta oggi a Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale proclamato per l'intera giornata per tutte le aziende del gruppo Eni presenti nel Paese, una delegazione del Partito democratico guidata dal presidente della commissione Attivita' produttive, Guglielmo Epifani, ha incontrato i tre segretari confederali dei lavoratori del settore chimico, Miceli (CGIL), Pirani (UIL) ed Egidi (CISL), ai quali sono state espresse solidarieta' e preoccupazioni per il futuro dei piani industriali e per il mantenimento dei livelli occupazionali. La delegazione democratica, alla quale hanno preso parte il presidente del Gruppo, Roberto Speranza, il vice presidente, Andrea Martella e il capogruppo in Commissione Attivita' produttive, Gianluca Benamati, ha sottolineato che saranno messi a disposizione i propri strumenti parlamentari per sollecitare soluzioni alla crisi del settore della raffinazione e perche' siano confermati gli accordi tra le parti che gia' prevedevano la riconversione industriale delle attivita'. I Democratici hanno espresso inoltre la ferma convinzione che l'autonomia energetica europea non puo' fare a meno di un presidio italiano della raffinazione. (ANSA). DEL 29-LUG-14 18:56 NNNN

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    21/07/2014 - Comunicato Stampa

    AST: BENAMATI (PD), DA SOPRAVVIVENZA SIDERURGIA DIPENDE FUTURO INDUSTRIALE

    (AGENPARL) – Terni, 21 lug – “La vicenda della Ast di Terni, unita a quella dell’Ilva, segnala che occorre un impegno straordinario per la permanenza della produzione siderurgica in Italia”. Lo dichiara Gianluca Benamati, deputato Pd e capogruppo in commissione Attività produttive alla Camera.

    “Alla sopravvivenza del settore siderurgico – spiega Benamati – è fortemente legato il destino industriale del nostro Paese. Alla siderurgia sono strettamente collegati i livelli produttivi di molti settori, da quello meccanico al settore delle macchine. La risoluzione delle crisi dell’Ast di Terni, dell’Ilva e del polo di Piombino è quindi una condizione essenziale e indispensabile per risollevare la produzione manifatturiera italiana”.

    “Nel caso dell’Ast, in special modo, la soluzione non può che passare attraverso il rilancio di queste storiche attività, da sempre sinonimo di eccellenza e capacità tecnologica nel settore degli acciai speciali. Accogliamo per questo con favore l’impegno del ministro Guido, sia a livello nazionale che europeo, per difendere un patrimonio italiano che non può e non deve essere disperso”.

01
agosto
Direzione PD Emilia Romagna

ore 17.30, Via Rivani 35

continua...
31
luglio
Direzione provinciale PD Bologna

ore 20.30, Via Rivani 35

continua...
12
luglio
Direzione PD Emilia Romagna

Via Rivani 35, Bologna

continua...
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