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08/08/2016 - Intervento

Marcinelle una tragedia sempre attuale.

 

Oggi ricorre il sessantesimo della tragedia di Marcinelle con 262 morti in gran parte emigranti italiani. Poveri connazionali che nell'Italia distrutta dalla guerra e spezzata dalla fame e dalla miseria avevano la sola scelta fra emigrare o morire. In un paese che li accolse perché molti dei suoi figli si rifiutavano di scendere in quelle miniere insicure e dalla condizioni di lavoro bestiali. Luoghi nei quali la sicurezza dei lavoratori era ultima fra le priorità e il profitto generato dal carbone (di cui l'Europa aveva fame per ricostruirsi ) era invece l'obbiettivo a cui tutto sacrificare. Tanti morti in condizioni terribili per un incendio prevedibile generato da una scintilla elettrica che infiammò l'olio. Un incidente evitabile con un poco di attenzione progettuale e una migliore gestione del lavoro. Oggi forse ricordiamo troppo poco quei giorni e quella situazione, eppure era ieri. E quando lo facciamo lo facciamo, a volte, con il malcelato fastidio di chi oggi sazio e agiato detesta ricordare che appena ieri i dannati della terra, la merce umana per i lavori più terribili, i disperati che abbandonavano il loro paese eravamo noi. Nessun popolo gode di specifiche diversità, nessun uomo è differente dagli altri. Noi oggi siamo ciò che il nostro impegno, ma anche la nostra fortuna, ci hanno permesso di diventare. Non dimentichiamolo quando guardiamo chi fugge dalla guerra e dalla fame. Perché le tragedie della storia bisogna ricordarle, conoscerle e capirle. Perché se no la storia si vendica e ci condanna a riviverle.

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    01/08/2016 - Rassegna Stampa

    PBLab-Benamati (PD):

    1) Il Ministro Calenda ha giudicato il TTIP, il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti, un punto di svolta nelle relazioni economiche internazionali in grado di condurre verso una nuova fase della globalizzazione che porterà vantaggi per l’Italia e per l’Europa. Si segnala a tal proposito che prossimamente il Governo italiano dovrà esprimersi anche sull’Accordo di libero scambio e investimento fra il Canada e l’Unione europea (CETA). Qual è il suo punto di vista in merito a tali trattati, con particolare riferimento alla tutela dei prodotti del Made in Italy?

    Il TTIP, si iscrive, a mia opinione, nella categoria delle opportunità che nascono fortemente nei tempi di crisi. Il TTIP potrebbe essere particolarmente vantaggioso per l’Italia, perché i dazi e le barriere non tariffarie oggi presenti negli USA colpiscono in particolare i settori di nostra specializzazione. Dal tessile alle calzature, dall’agroindustria alla ceramica fino al settore spaziale, molti dei nostri prodotti sono oggi fortemente penalizzati dalle protezioni americane. Vari studi indicano che l’apertura delle barriere doganali potrebbe incidere in misura apprezzabile sulla crescita italiana e degli altri paesi coinvolti, arrivando a sfiorare il mezzo punto percentuale per la nostra economia.

    Ci appare però fondamentale che nel negoziato, come sta avvenendo, si riaffermi con forza il principio negoziale del pieno diritto delle parti, anche con misure vincolanti di politica pubblica, di procedere alla tutela dei temi primari quali quelli legati alla salute dei cittadini, alla protezione della salute, alla protezione dell’ambiente e alla sfera sociale. In questo voglio essere chiaro: la negoziazione non può intaccare le basi della nostra legislazione ed i nostri valori fondamentali, non si può né si deve abbassare l’asticella rispetto a quanto previsto dal diritto acquisito comunitario e dalle legislazioni nazionali.

    2) Dal suo osservatorio, come vede lo status del negoziato e come si pongono gli altri Paesi Membri dell’Ue rispetto al TTIP?

    Il TTIP in quanto accordo misto è soggetto a un complesso iter di approvazione: in primis la Commissione dovrà adottare una bozza di decisione sulla base della quale il Consiglio autorizzerà la conclusione e la firma dell’accordo e per questo primo atto è necessaria l’unanimità, con una decisione in nome dell’Unione Europea e dei 28 Stati Membri. Poi a seguire, l’accordo sarà sottoposto all’esame del Parlamento Europeo per acquisirne il consenso e quindi gli Stati Membri procederanno alle ratifiche nazionali sulla base dei rispettivi ordinamenti costituzionali, con l’esame da parte di tutte le assemblee elettive. Penso che ad oggi la possibilità che si chiuda l’accordo entro il 2016 sia praticamente inesistente, anche alla luce della Brexit che toglie di scena uno dei paesi europei più favorevoli. In linea generale col meccanismo misto e con la fine della presidenza Obama mi attendo molti problemi nell’iter di approvazione e sfortunatamente oggi considero realistico che si possa arrivare ad una bocciatura. Anche dal lato UE, alcuni Paesi, in questa fase, hanno dimostrato un raffreddamento verso il TTIP.

    3) Come mutano le relazioni commerciali e finanziarie tra le due sponde dell’Atlantico dopo il referendum in Regno Unito?

    E’ presto per capire i reali effetti sulle relazioni commerciali, attendiamo di vedere come sarà la strategia che il nuovo premier britannico e il prossimo presidente USA adotteranno reciprocamente e nei confronti della UE. Il pericolo del protezionismo, con tutte le conseguenze negative è dietro l’angolo, ma dobbiamo spenderci con tutti i mezzi necessari per ridare vigore ad un vero spirito comunitario ed europeista che purtroppo rischia di venire messo in discussione e non solo dalla Brexit.

    4) Una delle maggiori preoccupazioni degli Usa in merito al TTIP è il possibile riconoscimento da parte della Commissione UE dello status di economia di mercato (MES) alla Cina. Qualora il TTIP entrasse in vigore, tale riconoscimento comporterebbe un ingente afflusso di merci cinesi negli Stati Uniti. A suo avviso, l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero privilegiare la relazione atlantica o valorizzare i rapporti commerciali con la Cina?

    Il vantaggio di creare un’area di libero scambio per la libera circolazione di merci, investimenti, servizi in uno spazio che copre un valore economico che da solo vale più del 40 per cento del PIL mondiale e più del 30 per cento del commercio globale, costituisce di per sé una possibilità storica per l’Italia e per l’Europa, ed una opportunità di crescita per l’occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico. Penso sia da condividere ed appoggiare il progetto ultimo che consiste nella reciproca liberalizzazione dei mercati transatlantici, con la costituzione di un mercato agile e privo di barriere tariffarie e non tariffarie, ma ciò può e deve avvenire come ho detto sotto precise condizioni. Non credo però che sia corretto porre in contrapposizione lo sviluppo delle relazioni transatlantiche e quelle con la Cina. Entrambe sono rilevanti per l’Italia anche se ad oggi il mercato nord americano è sicuramente di primario interesse per il nostro paese. Così come l’attribuzione alla Cina lo status di economia di mercato, con tutto ciò che ne consegue, richiede ulteriori sviluppi da parte cinese giacché nelle situazione attuale potrebbe produrre danni rilevanti non solo all’economia italiana, ma anche a quella europea.

    Paolo Esposito

     
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    01/08/2016 - Comunicato Stampa

    I deputati PD Benamati, De Maria, Fabbri dal Prefetto per Marzabotto.

    Abbiamo incontrato oggi, su nostra richiesta, il Prefetto di Bologna per richiedere particolare attenzione, dopo alcuni episodi che hanno interessato il Comune di Marzabotto. Dell' incontro avevamo preventivamente informato il Sindaco ed il Presidente del Comitato Onoranze ai Caduti di Marzabotto.

    In primo luogo abbiamo ricordato l'annunciata manifestazione a Lama di Reno a cui aveva aderito Forza Nuova, poi revocata dagli organizzatori a seguito della risposta ferma e determinata della Comunità di Marzabotto, Medaglia d'Oro della Resistenza, in nome di valori di solidarietà ed antifascismo.
    E poi l'avvenuta manifestazione del 25 luglio, con bandiere di partiti politici, che ha interessato anche l'area del Sacrario dei Caduti dell' eccidio nazifascista. Senza ovviamente mettere in discussione la piena libertà di manifestazione abbiamo sottolineato come gli organizzatori della iniziativa non avessero avanzato alcuna richiesta al Comune e l'opportunità di non interessare con appuntamenti di partito e non istituzionali un luogo così delicato e significativo come il Sacrario.
    Abbiamo trovato nel Prefetto grande sensibilità ed attenzione e siamo soddisfatti dell'esito dell'incontro.

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    19/07/2016 - News

    IL FUTURO DELLA TURCHIA E LE SCELTE DELL' EUROPA.

    Pochi giorni fa avevo sostenuto in una breve riflessione su Facebook che il fallito “golpe” in Turchia mi ricordava il film satirico e tragico: “Vogliamo i colonnelli”. Un film di Monicelli in cui un improbabile e confusionario deputato della destra, il compianto Ugo Tognazzi, era l’organizzatore di un colpo di stato sgangherato e disorganizzato che naufragando miseramente nel ridicolo consentiva, però, una svolta autoritaria del paese. Svolta promossa da apparati e poteri istituzionali dello stato, complice il provvidenziale infarto del capo dello stato di provata fede democratica. Visioni oniriche e di fantasia in un paese, l’Italia degli anni settanta, in cui il rumore di sciabole si udiva davvero e in un’Europa in cui erano forti e organizzate le dittature, sia di sinistra che di destra. Per queste ultime basta ricordare la Spagna e la Grecia. Oggi i contorni di quanto sta avvenendo in Turchia appare ancora più simile a quelle fantasie. Un governo legalmente eletto, ma con già alle spalle azioni di coercizione verso la stampa libera e le opposizioni, sta reagendo duramente, forse si potrebbe dire troppo duramente, al pericolo corso. Guardo attonito le immagini di giovani soldati, presumo di leva, accucciati in caserme nudi con i polsi e la caviglie legate. Ascolto stupito di migliaia di funzionari, giudici e poliziotti, per non parlare dei militari, esautorati dalle loro funzioni e arrestati. Leggo incredulo della volontà del potere turco di reintrodurre la pena di morte. Oggi alle porte dell’Europa un grande paese tradizionalmente amico e partner dell’Unione Europea e della Nato sta cambiando il suo destino. Il governo filoislamico attuale sembra avere scelto la via della repressione autoritaria non solo e non tanto verso i presunti colpevoli materiali del colpo di stato ma soprattutto verso chi dissente o comunque è ritenuto un nemico o un cospiratore. In situazioni come queste una certa dose di forza e ruvide reazioni sono comprensibili. Ma ad un certo punto lo stato di diritto deve prevalere. I diritti degli accusati, il rigetto di misure e provvedimenti indiziari o infondati, la forza della legge e delle norme sulla voglia di vendetta, sono il discrimine culturale fra una democrazia e un regime autoritario. Anche l’Italia ha vissuto anni di sangue in cui era difficile questa scelta ma ha saputo scegliere la via giusta. Mi auguro che la Turchia ed i suoi governanti riescano a discernere questo limite invalicabile ma da ciò che è dato vedere, qui e ora, cosi non sembra. Credo che i governanti ed il popolo turco siano di fronte ad uno dei grandi dilemmi nella storia di un paese. Non si può fingere che nulla cambi se l’evoluzione della Turchia dovesse orientarsi, alcuni dicono proseguire, verso forme di governo autoritarie e non democratiche. La storia dei rapporti fra l’Europa e la Turchia nel secondo dopoguerra e più in generale dopo la rivoluzione di Mustafa Kemal Atatürk, è stata una storia controversa ma improntata ad un lento ma continuo e constante miglioramento. Non possiamo non sapere che ora il tema non è, o meglio non è solamente, la sola reintroduzione della pena di morte. Certo la reintroduzione della pena di morte, come detto da molti autorevoli esponenti politici, renderebbe la Turchia incompatibile con l’Unione Europea e bloccherebbe il suo processo di adesione. Ma l’involuzione autoritaria di quello stato non aprirebbe un fronte altrettanto impegnativo e gravido di conseguenze? Una Turchia autoritaria e magari guidata da un regime filoislamico non sarebbe la Turchia di questi anni. Non possiamo fare finta che questo non cambi nulla, nei i nostri rapporti reciproci, per la nostra economia ma soprattutto per la nostra sicurezza. Queste sono le ragioni per le quali abbiamo il diritto ma anche il dovere di chiedere conto di quanto sta avvenendo in quel paese. Massimo rispetto per la Turchia e per il suo popolo, ma la democraticità di un governo e di un sistema politico, che non si riducono al solo processo elettorale, non possono e non devo essere per noi ininfluenti. Devono essere per noi centrali nel definire i nostri rapporti reciproci. Noi non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo fare finta di non vedere quando la libertà e la democrazia vengono calpestate. Lo dobbiamo fare per coloro i quali si trovano in quelle difficoltà ma lo dobbiamo fare soprattutto per noi stessi. Ai turchi appartiene la scelta ma agli amici veri come noi l’obbligo di dire se sempre e comunque la verità.

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    13/07/2016 - Comunicato Stampa

    LAVORO. BENAMATI (PD): BENE IMPEGNO BELLANOVA SU CASO DEMM PARITEL

     (DIRE) Roma, 13 lug. - "Abbiamo chiesto alla viceministra di seguire l'amministrazione straordinaria del complesso aziendale Paritel, dedicando una particolare attenzione alle procedure  autorizzative europee per la garanzia di Stato sui crediti volte a garantire liquidita' alla DEMM, invitando anche ad un efficace coordinamento con le attivita' della Regione su questo caso". Lo dice il capogruppo Pd in commissione Attivita' produttive, Gianluca BENAMATI, a proposito della risposta odierna del viceministro Teresa Bellanova al question time in commissione Attivita' produttive sulla situazione del gruppo Paritel di cui fanno parte varie aziende fra cui IMT e Demm. Per quanto riguarda Demm che e' in procedura di amministrazione straordinaria dall'ottobre 2015, la commissario indica che i dipendenti delle imprese in amministrazione straordinaria sono tutelati da una CIGS speciale che dura per tutto il periodo di durata del programma. Per Demm la commissario sta ultimando la definizione dei bandi per avviare le procedure di vendita dei complessi aziendali. Nel contempo per la societa' Demm sono in corso le verifiche di natura tecnica ai fini dell'attivazione della garanzia dello Stato sui finanziamento necessari per il sostegno della gestione corrente. (Com/Vid/ Dire) 17:54 13-07-16 NNNN

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    08/07/2016 - News

    MODA, GOVERNO: IN FASE PREDISPOSIZIONE CIRCOLARE MISE SU CREDITO IMPOSTA

    MODA, GOVERNO: IN FASE PREDISPOSIZIONE CIRCOLARE MISE SU CREDITO IMPOSTA INTERPRETATIVA, IN COLLABORAZIONE CON L'AGENZIA DELLE ENTRATE (Public Policy) - Roma, 8 lug - "È in fase di predisposizione", da parte del Mise, "in collaborazione con l'Agenzia delle entrate, il testo di una nuova circolare interpretativa al fine di fornire chiarimenti per la fruizione, per le attività di ricerca e sviluppo del settore tessile e della moda, del credito d'imposta previsto". Lo ha detto in aula alla Camera il viceministro dell'Economia Enrico Morando, rispondendo a un'interpellanza urgente di Gianluca Benamati (Pd). "In attesa dell'emanazione di questo documento ulteriore di prassi, l'Agenzia delle entrate - ha ricordato Morando - fa presente comunque che, come precisato in occasione della circolare n. 5 del 2016, elaborata d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico, i soggetti interessati ad acquisire una valutazione circa la riconducibilità di specifiche attività aziendali ad una delle attività di ricerca possono comunque presentare un'istanza di interpello all'Agenzia delle entrate, la quale è impegnata a provvedere e ad acquisire il parere del Mise. E in attesa di quel nuovo atto amministrativo ulteriormente interpretativo e volto a precisare, penso che il ricorso diffuso all'interpello sia la soluzione più conveniente per le aziende da adottare al fine di evitare equivoci". Per quanto riguarda il Mef, il viceministro ha aggiunto: "Dobbiamo semplicemente precisare che l'eventuale adozione di misure di sostegno, anche di carattere fiscale ulteriori rispetto a quelle che oggi ci sono destinate a favorire le imprese operanti in specifici settori economici, deve tener conto non soltanto, come è ovvio ma questo è scritto nella Costituzione, dei connessi effetti sui saldi di finanza pubblica, ma anche dei limiti e delle condizioni poste dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato".

     

25
luglio
Agora del PD

La vittoria del SI nel Referendum Costituzionale per poratre il paese fuori dalle acque inesplorate della Brexit. 

ore 18 Via Irnerio 43. Bologna 

 

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14
luglio
ECONOMIA CIRCOLARE: UNA NUOIVA IDEA DI POLITICA INDUSTRIALE

Festa Nazionale Dell'Unità Economia.

ore 21.00 Poggibonsi Siena

continua...
02
luglio
Tempo dei cambiamenti per l'Italia e per il PD

Agorà del PD Sala del Baraccano ore 10 

 

Coordina Pietro Aceto

Modera Antonella Zangaro

 

Andrea de Maria

Gianluca Benamati

Ettore Rosato

Enrico Rossi

Saluti Rosa Amorevole e Paolo Cavalieri 

 

 

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