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19/04/2016 - News

La politica industriale italiana: ecco quali sono le sfide da vincere Economia

 

La politica industriale italiana è spesso oggetto di dibattito e la sua presunta assenza è indicata quale origine dei mali del nostro sistema produttivo. Come stanno veramente le cose in questa epoca di crisi e di globalizzazione? Vediamo i fatti. La crisi in cui ci troviamo dal 2008 ha messo alla prova il nostro sistema industriale e ne hanno sofferto imprese e lavoratori. Settori produttivi in affanno, aziende storiche sparite, comparti produttivi con capacità ridotte del 25 %-30%. Ma, come J.F.Kennedy amava ricordare, in cinese la parola crisi è costituita da due caratteri, uno indica pericolo e l’altro opportunità. Per cui se è vero che la crisi ha avuto effetti pesanti è anche vero che ha stimolato molte aziende a investire in ricerca ed innovazione mantenendo, ed anzi allargando, la presenza sui mercati esteri e questo ha contribuito alla tenuta complessiva dell’economia italiana nel terribile quadriennio 2011-2014. Non è un caso che le performance italiane in termini di export in valori assoluti siano state le migliori in Europa dopo quelle tedesche. Oggi poi, sostenuti anche da una serie di fattori esterni positivi coniughiamo finalmente una ripresa del mercato interno, anche se debole, con un comportamento positivo dell’export ed a ciò fa riscontro un incoraggiante primo aumento della produzione industriale.

Ma in questa fase il governo è stato assente sulla politica industriale e tutto è stato lasciato alla capacità dei singoli? Come sempre la realtà è più complessa delle schematizzazioni. Innanzi a tutto un fatto. Per la prima volta, dopo molti anni, nell’azione del governo si è ridata centralità all’industria quale componente essenziale per il futuro del Paese. Non è cosa da poco se pensiamo che, in anni non lontani, una maggioranza di segno diverso dalla nostra inseguiva suggestioni di finanziarizzazione e terziarizzazione dell’economia. Detto questo, se è certo che l’economia italiana si deve reggere sullo sviluppo equilibrato di diversi settori produttivi, dall’agricoltura, al turismo, ai servizi, è altrettanto vero che l’industria e la manifattura debbono restare un pilastro centrale del nostro sistema.

È bene partire da qui: l’Italia non può permettersi di divenire un Paese deindustrializzato, come invece teorizzano alcune forze politiche in Parlamento sostenendo la cosiddetta “decrescita felice” – che di felice avrebbe davvero poco. Ed ora la questione: disponiamo di una politica industriale? Se si intende con questo un testo, un documento organico, la risposta è: no. Se si intende invece l’attuazione di azioni di politica industriale si può tranquillamente rispondere di si. Dal 2013, col governo Letta e poi in accelerazione col governo Renzi, sono stati attivati elementi che costituiscono una politica industriale. Ci è mossi sulle scelte industriali perché se lo Stato non può più essere il soggetto imprenditore che pervadeva in modo totalizzante e malato l’economia, un completo “lassaiz faire” ultraliberista o la estromissione dello Stato dall’indirizzo strategico, non sono accettabili. Il ruolo dello Stato come sorvegliante nei settori altamente cruciali (telecomunicazioni, energia, trasporti, difesa, sicurezza), ma anche come ausilio allo sviluppo generale dei comparti produttivi e promotore dell’innovazione, è necessario. Per questo, stimolati dalle crisi di alcuni comparti, come quella dell’acciaio o dell’ingegneria di sistema, sono stati messi a punto strumenti per consentire allo Stato di intervenire.

Il nuovo ruolo di Cassa depositi e prestiti e dei fondi ad essa collegati, l’estensione della disciplina Prodi-Marzano per i complessi industriali di rilevanza nazionale in crisi economica anche a quelli aventi problemi ambientali e la società di “tournaround” sono alcuni degli attrezzi di cui ci si è dotati. Poi, il tema degli investimenti in infrastrutture: dalle autostrade fisiche a quelle informatiche con la banda larga e gli interventi sulla logistica nazionale dai porti agli aeroporti. A fianco di questi strumenti, sono state avviate politiche attive di sostegno all’impresa e all’industria. Si possono ricordare, senza pretesa di completezza, alcuni filoni di intervento. Per gli investimenti la Nuova Sabatini, il bonus investimenti e il maxi ammortamento del 140 % mentre si è potenziato il sistema di tassazione di favore per gli utili rinvestiti in azienda. Sul costo del lavoro i cosiddetti 80 euro sono stati accompagnati dalla sterilizzazione della componente del lavoro dell’Irap, mentre la decontribuzione per le nuove assunzioni per il 2015 e, in misura minore per il 2016, ha contribuito a far riprendere la buona occupazione. La pressione fiscale sulle imprese si riduce con la revisione dell’Ires che scenderà al 24% e con la cancellazione dell’Imu sui cosiddetti imbullonati mentre si è intervenuti per sostenere la internazionalizzazione delle imprese e la loro digitalizzazione.

Ma è nel il settore della “ricerca e sviluppo” che si osservano le misure più innovative. Il sostegno alle spese effettuate dalle aziende per la ricerca interna, la tassazione agevolata degli utili prodotti da brevetti aziendali e soprattutto l’introduzione dei modelli aziendali di “start-up” e “pmi innovative”. Ovvero regimi agevolati, fiscali e normativi, per le aziende che producono innovazione e ricerca. Un patrimonio per il Paese. Capitolo importante anche quello delle grandi riforme di sistema che hanno impatto sul mondo della produzione: il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione e la giustizia civile solo per citare solo i casi più importanti. Norme ed investimenti che servono a “scrostare” il sistema paese ed a ridurre il divario di competitività con i nostri concorrenti. Un tridente di interventi, quindi, che di per sé costituisce la trama di una politica industriale per ridare solidità e competitività alla nostra industria. Chiarito che molto si è fatto, è giusto concentrarsi su ciò che rimane da fare.

Per prima cosa occorre proseguire le scelte dei comparti produttivi strategici sui quali investire e completare con prossimi interventi le misure di sostegno sin qui poste in essere. Mi riferisco, in questo caso, al riordino complessivo del supporto alla ricerca e sviluppo, al tema del credito, al sostegno del reimpiego delle risorse in azienda, alla crescita dimensionale delle pmi e alle misure per la diffusione delle reti d’impresa. Il tema dell’energia è un altro punto cruciale per la competitività nazionale. È necessario essere protagonisti da ora del percorso che ci porterà al mercato unico europeo, sostenendo la transizione verso un’economia a basso carbonio, promuovendo l’innovazione tecnologica, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, garantendo al contempo energia sicura ed economica. Ed in ultimo, ma non per importanza, un piano nazionale per la trasformazione digitale dell’industria: la cosiddetta “Industria 4.0” o Quarta Rivoluzione Industriale.

Una sfida caratterizzata dall’integrazione delle tecnologie digitali nei processi manifatturieri, con la possibilità di sviluppare un ininterrotto flusso di comunicazione interno e in tempo reale nella filiera produttiva e di personalizzare i prodotti in funzione della domanda, senza accrescere i tempi della produzione. Una sfida che il sistema produttivo italiano, caratterizzato da piccole e medie aziende molto flessibili e rapide, non può né ignorare né perdere. Tre azioni, quindi, quelle elencate, concrete e che possono e debbono completare la nostra politica industriale nei prossimi mesi. L’Italia è un Paese con un glorioso passato industriale e con una forte propensione all’esportazione: il made in Italy è sinonimo di eccellenza ovunque nel mondo. I Paesi che saranno leader nella Quarta Rivoluzione Industriale saranno quelli che avranno un ruolo centrale nell’economia globale; in questo oggi è già domani e non abbiamo tempo da perdere. Si tratta di una sfida da intraprendere con ambizione: se facciamo solo quello che sappiamo fare, non saremo mai più di ciò che siamo. La chiave per vincere è però già dentro di noi.

 

Unità online del 15 Aprile 2016.

 

continua...
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    12/04/2016 - News

    LA GRANDE OCCASIONE CHE CONSEGNIAMO AL PAESE

    Oggi, con l’approvazione definitiva del testo di riforma costituzionale, giungiamo al termine di un lungo percorso, assai complicato e difficile, iniziato oltre tre anni fa nel pieno della grave crisi politica, economica e istituzionale nella quale era precipitato il paese all’indomani delle elezioni politiche del 2013.

    Una crisi dalla quale decidemmo di uscire senza cedere alle sirene del populismo, ma assumendoci la gravosa responsabilità di guidare il paese nella tempesta, e di provare a trasformare quella crisi in una occasione di riscatto della politica, in una occasione cioè per dare al paese le risposte attese da decenni.

    Iniziò allora, sotto l’impulso e gli ammonimenti del Presidente Napolitano, il percorso delle riforme di sistema che ci ha portato fino a qui.

    Venne immediatamente insediata una commissione per le riforme, formata da tutti i più autorevoli giuristi e costituzionalisti italiani, che riassunse le sue riflessioni in sei capitoli, dedicati ad altrettanti temi di riforma che pressoché unanimemente vennero individuati come i più rilevanti e centrali per riformare e migliorare l'assetto istituzionale del paese: bicameralismo paritario, procedimento legislativo, titolo V, forma di governo, sistema elettorale, istituti di partecipazione popolare.

    Il testo di riforma costituzionale che abbiamo approvato, con un consenso che va ben oltre il perimetro del centrosinistra - e che solo per un voltafaccia tutto politico non vede l’adesione di ciò che resta di Forza Italia, che pure lo aveva inizialmente condiviso - affronta esattamente quei capitoli, quelle questioni, con l'unica eccezione della forma di governo, che non è stata toccata, e della legge elettorale, che ovviamente è stata affrontata a parte con legge ordinaria.

    Il Parlamento si è cioè concentrato sui temi che per unanime riconoscimento non solo della politica, ma di tutti gli studiosi, rappresentano le obiettive esigenze di aggiornamento e riforma dello nostri meccanismi istituzionali.

    Il tutto con alcuni obiettivi. Quelli di snellire, di semplificare i meccanismi istituzionali, di migliorare la qualità della nostra legislazione, di rendere più stabile e meno precario il nostro assetto politico, di dare più strumenti e più efficaci all'azione di governo.

    Detto altrimenti, tentare di dare più forza e qualità alle nostre istituzioni, e per questa via più autorevolezza e ruolo alla politica, nella idea che l'instabilità del nostro quadro politico, trasformandosi in debolezza e inettitudine dei nostri governi, non solo ha pregiudicato la capacità riformatrice degli esecutivi, non solo ha indebolito il nostro paese nelle istituzioni sovranazionali e in particolare in Europa, ma ha finito anche per alimentare quel clima di sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni che oggi pare il sentimento prevalente, in un meccanismo perverso che toglie alla politica ogni capacità di visione e la rende sempre più asservita al conformismo.

    Noi non abbiamo la presunzione di aver prodotto una riforma perfetta: non è difficile l'esercizio della critica su quanto fatto, anche perché è impossibile la virtù della perfezione.

    Ma se, come crediamo, occorre dare una valutazione complessiva, in certo senso politica di ciò che è stato fatto, del punto cui siamo arrivati, della posta in gioco per il nostro paese, allora la critica, quand'anche puntuale, ben argomentata e condivisibile su singoli punti e questioni, deve recedere, e occorre riconoscere che oggi, in modo totalmente insperato se si guarda a quella crisi acuta che abbiamo vissuto a inizio legislatura, abbiamo davanti a noi una occasione unica.

    Oggi siamo arrivati in fondo ad un percorso straordinariamente difficile e complesso, e abbiamo la possibilità, mai così vicina prima d'ora, di rinnovare il nostro assetto istituzionale secondo linee direttrici ampiamente condivise, secondo un modello complessivamente equilibrato, non dirompente, che non velleitariamente può consentire un grande passo in avanti nella direzione di quegli obiettivi di semplificazione e stabilizzazione del nostro assetto politico e istituzionale tanto necessari al paese.

    Certo, ci siamo assunti una grande responsabilità quando abbiamo intrapreso questo percorso, sappiamo che scelte così impegnative e gravose non sono prive di rischi e azzardi, ed è legittimo avere dubbi quando si affrontano materie così delicate come la riforma dei meccanismi istituzionali, la riforma della carta fondamentale.

    Ma era inevitabile, non era e non è il tempo della timidezza, occorre essere all’altezza della crisi che abbiamo attraversato.

    Oggi consegniamo nelle mani degli italiani la responsabilità che ci siamo assunti: siamo fiduciosi che sapranno fare la scelta giusta nell'interesse del paese, consapevoli che se fallisce anche questo tentativo, se sprechiamo anche questa occasione, la porta delle riforme si richiuderà per molto tempo a venire.

    Da parte nostra ci impegneremo con determinazione nella campagna referendaria che di fatto si apre da domani.


    Lorenzo Basso, Alfredo Bazoli, Gianluca Benamati, Marco Bergonzi, Marina Berlinghieri, Luigi Bobba, Enrico Borghi, Piergiorgio Carrescia, Ezio Casati, Paolo Cova, Carlo Dell’Aringa, Michele Nicoletti, Teresa Piccione, Ernesto Preziosi, Francesco Prina, Paolo Rossi, Giampiero Scanu, Angelo Senaldi, Luigi Taranto, Mino Taricco, Giorgio Zanin

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    12/04/2016 - News

    Obiettivi europei e futuro energetico dell'Italia.

     

    Gianluca Benamati Capogruppo PD in Commissione Attività Produttive Commercio e Turismo Camera dei Deputati.

     

    Si è tenuta a L’Aia la Conferenza interparlamentare su “Energia, innovazione ed economia circolare”, nell’ambito della presidenza olandese dell’Unione Europea. Scopo della riunione era definire e condividere gli obiettivi del semestre di presidenza su questi temi. Uno dei temi centrali trattati è risultato il recepimento da parte della UE degli accordi della COP 21 a Parigi sui cambiamenti climatici e le conseguenze in termini effettivi per l’Europa.  A questo fine l’intervento di Maros Sefcovic, Vice-Presidente della Commissione, ha sottolineato la rilevanza che la Commissione attribuisce al completamento del mercato unico dell’energia anche per il controllo dei cambiamenti climatici. Ha, inoltre, evidenziato come le conclusioni di Parigi imporranno certamente una revisione in crescita degli obiettivi europei già previsti per il 2030, che ricordo essere: riduzione del 40 % delle emissioni di gas ad effetto serra, 27% di energia da fonte rinnovabile e maggior risparmio del 27 % nei consumi energetici. Con una riflessione importante anche per l’Italia Sefcovic ha indicato, per facilitare la transizione verso forme produttive meno inquinanti, la necessità di prevedere un prezzo minimo dell’anidride carbonica nell’ambito della riforma del sistema dei certificati di emissione, conosciuti con l’acronimo di ETS, poiché l’unica alternativa efficace a questo sarebbe la “carbon tax”. Tale posizione è per altro comune con quanto già espresso in vari atti dalla Camera dei Deputati alla Commissione ed al Parlamento Europeo. 

    Henk Kamp, Ministro dell’Economia olandese, ha proseguito sulla forte spinta al mercato unico dell’energia, ponendo però in primo piano la necessità di un percorso graduale, eventualmente anche attraverso una fase intermedia con la creazione di mercati regionali. Un passaggio quest’ultimo che può risultare gravido di conseguenze. Mentre può essere tecnicamente comprensibile nel settore dell’energia elettrica, lo sarebbe molto meno nel settore del gas, ove peraltro questo potrebbero generare delicate conseguenze economiche e politiche anche in termini di realizzazione di gasdotti e rigassificatori. Al riguardo, è confortante che proprio ieri Sefcovic abbia puntualizzato in altra sede che “Nord stream 2” potrebbe stravolgere il mercato europeo del gas e che nuovi investimenti di questo tipo andranno valutati sulla base della nuova strategia da adottare dopo Parigi.

    Riguardo allo sviluppo delle rinnovabili, le conclusioni tracciate dalla presidenza olandese hanno recepito le nostre istanze nazionali. Innanzitutto, è stato concordato che il valore di energia da rinnovabili stabilito al 27 % per il 2030 dovrebbe essere rivisto al rialzo. Il nostro Paese si trova già molto avanti su questa strada ma dovremo ancora discutere aspetti non certo di secondo piano: il valore del nuovo obiettivo globale europeo e i valori attribuibili ai singoli Paesi.

    È stato, poi, chiaramente espresso che il semplice aumento della percentuale di energia da rinnovabili non è accettabile senza misure di forte convergenza fra i sistemi nazionali, al fine di evitare ulteriori distorsioni economiche fra i Paesi. Questo è un punto molto importante per il sistema energetico e manifatturiero italiano. È, infatti, del tutto evidente che per evitare che i nuovi interventi provochino ulteriori disarmonie fra i paesi, i costi di questi interventi andrebbero affiancati a livello europeo da misure tese a sfavorire le emissioni di anidride carbonica e da una coerente azione che limiti le condizioni di eccezione applicate oggi a taluni paesi dell’unione. In tal senso, è anche auspicabile un coordinamento delle politiche fiscali e di incentivazione quanto meno per le rinnovabili.

    Risulta chiaro, infine, che le future regole dovranno coniugare le esigenze di flessibilità degli Stati con le esigenze di certezza normativa e temporale necessarie agli investitori.

    Nei prossimi mesi saremo dunque coinvolti in un cospicuo lavoro a fianco e nei confronti della Commissione e del Consiglio UE. Un lavoro quanto mai delicato poiché la posta in gioco è il futuro energetico del nostro Paese e gli effetti questi cambiamenti sulla bolletta del consumatore italiano.

     

     

     

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    30/03/2016 - News

    Dichiarazione di voto su introduzione sistema tracciabilità prodotti

    Disposizioni per l'introduzione di un sistema di tracciabilità dei prodotti finalizzato alla tutela del consumatore –

    Come abbiamo detto e ho sentito in molti interventi, la legge che stiamo approvando ha lo scopo chiaro e univoco di fornire, in maniera virtuosa, la tracciabilità dei prodotti, fornendo con questa – lo dico con chiarezza – anche informazioni sulla loro autenticità. Questa legge, però, e vorrei soffermarmi su questo, ha alcune peculiarità sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, l'impianto del provvedimento è un impianto mirato alla tutela del consumatore.Lo è ai sensi dell'articolo 169 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che promuove il diritto dei consumatori all'informazione, per tutelarne gli interessi e per contribuire a proteggerne la salute, la sicurezza e l'interesse economico. Si tratta di una legge – e qui lo dico con chiarezza – che nasce dalla profonda convinzione che è solo nella conoscenza da parte dei consumatori, nella loro consapevolezza, nella loro capacità di scelta, che risiedono non solo le tutele per questi, ma anche una potente arma di difesa e promozione della qualità e del pregio dei prodotti italiani. Questo passaggio legislativo – non lo nascondo – nasce dopo una lunga battaglia anche a livello nazionale, ancora oggi in corso, e europeo per la modifica strutturale del made in e a fianco delle tante, tante azioni che il Governo sta mettendo in campo per promuovere e rafforzare, sempre in ambito comunitario, marchi e consorzi per i prodotti italiani. Proprio in questa battaglia la norma che trattiamo può costituire un'arma in più, per consentire ai produttori nazionali di veicolare con efficacia, in modo chiaro, le caratteristiche dei loro prodotti. È uno strumento che si aggiunge e non sostituisce quelli esistenti in base a obblighi di legge e di marchio, ma di sicura efficacia come ci dicono – e qui dissento con alcuni colleghi che sono intervenuti – le associazioni di categoria e molti piccoli e medi imprenditori.

    La seconda caratteristica di questo testo che vorrei sottoporre all'Aula è che per prevenire possibili incompatibilità comunitarie in termini di distorsione della concorrenza queste procedure sono condotte su base volontaria, mediante l'applicazione ai prodotti di codici identificativi non replicabili. Codici che, appunto, consentono al consumatore di conoscere l'effettiva origine dei prodotti, di ricevere un'adeguata informazione sulla qualità e sulla provenienza dei componenti, delle materie prime, nonché sul processo di lavorazione delle merci e dei prodotti intermedi e finiti. Le aziende che intendono attivare questa procedura di tracciabilità volontaria, aderendo a questa forma informativa verso il consumatore, ai sensi dell'articolo 2 del provvedimento che abbiamo in esame, sono ammesse a godere dei contributi di cui al decreto-legge n. 69 del 2013, cosiddetto Nuova Sabattini. A fronte però di questa possibilità di informazione e di dichiarazioni al pubblico e della possibilità di sostegno economico per attrezzarsi a questa attività, le aziende che utilizzeranno questo metodo informativo verranno sottoposte, come previsto all'articolo 4, alle conseguenze dell'articolo 517 del codice penale. Lo dico perché è stato un argomento toccato, articolo che prevede la reclusione e fino a 20.000 euro di multa in caso di false e mendaci dichiarazioni, sempre che tali dichiarazioni non configurino un diverso e maggior reato. Una giusta severità, per chi sarà fraudolento in questo processo, che viene richiesta a tutela della pubblica fede e di chi opera in maniera corretta ed onesta.

    In ultimo, per quanto attiene alle peculiarità di questo articolato, un commento sulle procedure mediante le quali si è giunti a questo testo. È già stato detto, in discussione sulle linee generali ed alcuni interventi lo hanno ripreso, che questo testo è frutto di elaborazioni, audizioni e di un percorso di confronto con il Governo, un Governo attento e presente su questo tema e sui temi della compatibilità con la normativa comunitaria. Si tratta di un percorso che è stato lungo e meditato. A questo va aggiunto che, per la prima volta, un provvedimento di questa natura viene notificato alla Commissione in via anticipata, ovvero nella forma del testo licenziato dalla Commissione, in modo da consentire di accogliere eventuali rilievi, già in fase di dibattito parlamentare. Il sottosegretario, senatore Gentile, ha dato conto delle richieste di chiarimenti già pervenute dalla Commissione in fase di discussione sulle linee generali. Da quanto esposto, tali chiarimenti ci appaiono non particolarmente complessi o delicati e, comunque, ci sembrano tali da non pregiudicare l'impianto di questa legge. Onorevole Presidente, è già stato detto, il nostro Paese proviene da una situazione anomala in questo tema, in cui molti provvedimenti riguardanti la tutela dei prodotti italiani – è stata citata la legge Reguzzoni-Versace della scorsa legislatura – sono stati approvati e presentati al grande pubblico anche con grande enfasi, ma da quanto mi consta non notificati alla Commissione, perché in palese contrasto con le normative comunitarie.

    Da questo punto di vista questo testo odierno ci pare un sostanziale passo avanti di serietà e di coerenza. Ma non è solo questo l'unico passo in avanti di questa legge, che contiene in sé i principi di un circuito virtuoso per i cittadini, per la nostra impresa e per la stessa legalità. Infatti sarà proprio attraverso la tutela dei consumatori che, messi in condizione di essere edotti, potranno prediligere la qualità dei prodotti, da sempre sinonimo del vero made in Italy, che ne deriverà un'indiretta ed efficace promozione dei prodotti italiani, mentre verrà al contempo sferrato un duro colpo alla contraffazione, alla frode, alla criminalità. Perché dico efficace promozione dei prodotti italiani ? Come tutti sappiamo, i prodotti italiani – e non torno sull'agroalimentare, pensiamo ad esempio al tessile – debbono confrontarsi quotidianamente sul mercato interno con prodotti importati o semilavorati in Italia, spesso di costo assai inferiore. Questo in genere avviene senza un'adeguata comparazione informativa sulle materie prime, le lavorazioni, le finiture, che giustifichino questa differenza di costi. Da questo punto di vista, la corretta informazione sulla qualità è invece un essenziale strumento di mercato. Solo se informato, il consumatore può operare valutazioni obiettive e una scelta consapevole e solo così chi opera nella qualità potrà vedere tutelato il valore del proprio lavoro. Perché dico lotta alla criminalità ? Perché i prodotti italiani si trovano di continuo a confrontarsi direttamente con pezzi falsi, imitati o totalmente contraffatti. Sappiamo tutti bene, è già stato detto, quanto il falso made in Italy sia una pratica considerevolmente lesiva per il nostro sistema produttivo. Da questo punto di vista, la tracciabilità anche volontaria è un importante strumento di contrasto a questo fenomeno. Per questo riteniamo che questa legge si muova nella giusta direzione, non solo nel solco della tracciabilità ma anche perché punta all'informazione attraverso mezzi tecnologici, come i codici per l'identificazione veloci, non replicabili, di facile accessibilità ed uso diretto da parte dei consumatori, che permettono in maniera semplice, immediata e diffusa il reperimento e la valutazione di tutte le informazioni sui prodotti nel momento in cui queste informazioni servono veramente, nel momento della scelta e dell'acquisto. D'altra parte appare superfluo sottolineare come l'immediata accessibilità di questo tipo di informazioni si possa rivelare assai importante non solo nella tutela dell'interesse economico del consumatore ma anche sotto il profilo della salute e della sicurezza. In parallelo, le aziende, proprio a cominciare dalle micro e piccole imprese hanno tutto l'interesse a salvaguardare i loro prodotti con un sistema che permette di identificare in modo univoco il singolo prodotto, quasi fosse una sorta di impronta digitale che ne consentirebbe di verificare in tempo reale l'autenticità e la tracciabilità. Onorevole Presidente, molto è stato fatto in questi anni di legislatura sul tema di difesa del «made in» e molto resta ovviamente ancora da fare; in attesa di norme europee obbligatorie sulla tracciabilità per cui il Governo si sta impegnando, se il testo che noi oggi andremo ad approvare diverrà legge in tempi brevi, possiamo onestamente affermare che anche la difesa della qualità italiana e la lotta alla contraffazione, al pari della tutela dei consumatori, ne trarranno un innegabile vantaggio. Anche per queste ragioni, il gruppo del Partito Democratico ha sempre sostenuto e si è prodigato per la definizione di questo progetto di legge. In conclusione, concludo, onorevole Presidente, noi auspichiamo per questo testo un veloce iter parlamentare, avendo oggi tutti assieme adottato un assunto semplice ma preciso, e cioè che un passo avanti nell'informazione e nella consapevolezza dei consumatori è un passo avanti nella tutela della qualità e del lavoro italiano

     

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    29/03/2016 - News

    ALSTOM. DEPUTATI PD DE MARIA E BENAMATI PRESENTANO INTERROGAZIONE

    (DIRE) Roma, 31 mar. - I parlamentari Pd Andrea De Maria e Gianluca Benamati hanno presentato oggi una interrogazione ai due Ministeri interessati sulla situazione che si sta prospettando in Alstom. Questo il testo dell'interrogazione al Ministero dello sviluppo economico e Ministero delle infrastrutture. Premesso che: "La Alstom Ferroviaria SPA, con 2.600 persone occupate in Italia e un fatturato pari a un 1 miliardo di euro, rappresenta sia per il numero e l'importanza dei progetti realizzati, che per il contenuto tecnologico, una delle principali realta' industriali italiane nel settore ferroviario; La sede Alstom Ferroviaria SPA di Bologna costituisce oggi un centro di eccellenza mondiale della multinazionale Alstom Transport per i sistemi di segnalamento ferroviario, garantendo occupazione a migliaia di famiglie e sviluppo all'intera regione, come tale meritevole di attenzione e valorizzazione da parte del Governo; La Alstom Ferroviaria SPA ha dichiarato 22 esuberi a Bologna e 11 trasferimenti dallo stabilimento di Bologna a quello di Sesto S. Giovanni, trasferimenti che possono gia' essere considerati esuberi visto che l'attivita' svolta da queste persone verra' esternalizzata a breve; Desta particolare preoccupazione che non sia al momento noto ne' comunicato alla RSU il piano industriale e la riorganizzazione aziendale, cosi' come desta preoccupazione il calo degli ordini che si potrebbero verificare dalla diminuzione delle commesse; Altre fonti confermano inoltre l'intenzione della multinazionale Alstom di delocalizzare migliaia di ore di progettazione - oggi in carico a Bologna - in India; l'integrazione del sito di Firenze (ex-GE) con quello di Bologna presenta elementi poco chiari per cio' che concerne la riorganizzazione ed eventuali disposizioni riguardanti gli stabilimenti coinvolti, a partire da quello di Firenze; tali disposizioni o vincoli potrebbero pertanto avere ricadute, anche pesanti, sugli organici del sito bolognese; L'assenza di pronunciamenti ufficiali da parte della Alstom fa crescere incertezza e preoccupazione, gia' espressa pubblicamente dalla RSU aziendale; La Alstom Ferroviaria SPA ha confermato il rischio di un "buco produttivo e lavorativo", che porterebbe a dichiarare circa 1.500 esuberi su 2.600 lavoratori in forza a livello nazionale, qualora Alstom non dovesse aggiudicarsi commesse nell'ambito della gara dei 500 treni; La Regione Emilia Romagna ha gia' provveduto ad emanare le delibere relative alla gara e ha stanziato il budget per 75 treni; La competenza nell'indire la gara spetta a Trenitalia che e' pero' in attesa che anche le altre Regioni si dotino degli strumenti amministrativi e contabili per accedervi; Avere tempi certi e celeri per l'indizione della gara d'appalto per i treni e' di fondamentale importanza per il destino dello stabilimento di Savigliano (addetto alla produzione di treni, 1400 dipendenti) e per tutti gli altri stabilimenti italiani, Bologna (580 dipendenti, 1000 con l'indotto) in primis, che rischiano pesanti ripercussioni dovute a un prevedibile effetto domino". Per sapere: "se i Ministeri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto e quali azioni intendono intraprendere per chiarire la reale situazione della Alstom Ferroviaria spa in relazione ai piani ed ai progetti di riorganizzazione aziendale e, ove necessario, per salvaguardare il futuro di una realta' produttiva di grande interesse e di altissima specializzazione cosi' come per garantire tempi congrui e certi per l'indizione delle gare d'appalto per i treni e per mettere in priorita' piani di investimento per l'ammodernamento delle infrastrutture di segnalamento ferroviario". (Com/Vid/ Dire)

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    09/03/2016 - News

    Onorificenza ad uno dei "boia" di Marzabotto: un gesto inaccettabile.

    Di  seguito è riportata la nostra interrogazione sul vergognoso caso dell'onorificenza ad una delle SS responsabili dell'eccidio di Marzabotto. 
     
    Anche così si riaprono vecchie ferite fa i popoli.
     
    *******************************************************
     
     
    Andrea De Maria, Gianluca Benamati, Marilena Fabbri, Sandra Zampa
     
     
    Interrogazione a risposta in Commissione
     
    Al Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che: 
    lo scorso 1 marzo dalle pagine online del quotidiano tedesco Pforzheimer Zeitung è stato reso noto il conferimento da parte del comune di Engelsbrand, nel Land Baden-Wuerttemberg, della medaglia d’onore a Wilhelm Kusterer, ex SS già condannato per l’eccidio di Marzabotto e per altri crimini di guerra;
    la strage di Marzabotto è una delle pagine più nere della storia dell’umanità ed emblema dell’orrore nazifascista;
    l’onorificenza concessa in patria a colui che si macchiò di atroci delitti durante la Seconda Guerra Mondiale costituisce un oltraggio intollerabile alle 1150 persone barbaramente uccise a Marzabotto dall'ex SS, ai loro familiari e a tutte le vittime della barbarie nazifascista;
    casi come questo, purtroppo non infrequenti, offendono la memoria collettiva e minacciano gravemente il lavoro quotidiano e instancabile di Associazioni e Istituzioni unite da sempre nello sforzo di tramandare il ricordo dell'orrore nazifascista e far crescere nelle nuove generazioni la consapevolezza e l’impegno per un futuro di democrazia e di pace;
    tenuto conto che:
    Walter Cardi, Presidente del Comitato Onoranze ai Caduti di Marzabotto ha scritto una formale lettera alla Cancelliera tedesca Angela Merkel e all’ambasciatore tedesco a Roma, la signora Susanne Marianne Wasum-Rainer per chiedere la revoca immediata dell’onorificenza;
    la Regione Emilia Romagna ha reso nota la propria volontà di agire nei confronti del Land Baden-Wuerttemberg e del Comune di Engelsbrand per chiedere l'immediato ritiro del riconoscimento assegnato a un criminale di guerra;
    il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, Marco De Paolis, che ha fatto condannare in contumacia 57 criminali di guerra nazisti, ha più volte sottolineato come nessuna di tali condanne sia stata mai eseguita dalla Germania e dall’Austria–: 
    se il Governo, nella persona del suo Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale non intenda muovere ogni passo in sede politica e diplomatica nei confronti del Governo tedesco affinché quest’ultimo si attivi direttamente per la immediata revoca dell’assurda onorificenza.
13
maggio
Scenario e prospettive di sviluppo del turismo open air in Italia

Ore 9.30 - Camera dei Deputati - Palazzo dei Gruppi

Sala Berlinguer - Via Uffici del Vicario, 21 - Roma

continua...
22
aprile
Le ali dell'Europa. Costruire l'unione che sarà

Ore 20.30

Sala del Baraccano - Via Santo Stefano, 119 – BOLOGNA                                                     

continua...
21
aprile
Conferenza Stampa - ore 13.00

 

Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno della  contraffazione e delega al Governo per la disciplina delle filiere etiche di produzione, importazione e distribuzione

Sala Stampa Camera dei Deputati

        

                                                                                             

 

continua...